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Otello Profazio, memoria storica
ed enciclopedia vivente dell’etnoantropologia musicale del Sud, è
considerato, anche dai suoi colleghi, il “Principe dei cantastorie”.
Fin da giovane ha sentito
prorompente il bisogno, diventato poi necessità, impegno civile, di
raccogliere e divulgare il patrimonio etnomusicale del Sud; di tutto
il Sud e non solamente della Calabria (dove è nato) o della Sicilia
(di cui è considerato, a ragione, degno rappresentante), ma della
Basilicata, Lucania, etc.
In oltre 40 anni di attività e di
ricerca ha scritto, scovato e riscritto innumerevoli canti e
documenti canori che ha catalogato per temi e che costituiscono il
suo archivio personale. Moltissime le canzoni pubblicate in
numerosissimi dischi dove reinterpreta la storia del Sud, o meglio,
ne canta la controstoria!
Tutte le sue canzoni, anche quelle
che al primo ascolto potrebbero sembrare “allegre”, “leggere”, o
"scandalose", sono canti di protesta, di lotta “poetica”, di analisi
critica della realtà sociale, espressi con l’uso della satira, arma
molto pericolosa nelle sue mani, contro i potenti, quelli “che
avrebbero dovuto fare” per il Sud e “non hanno fatto”!
Vale la pena ricordare almeno “Qua
si campa d’aria”, il cui omonimo lp gli ha ottenuto il disco d’oro
per aver venduto più di un milione di copie, primato mai raggiunto
per un’opera cantastoriale; in questa canzone, i versi, macigni
scagliati contro i potenti, costituiscono un alto contributo civile
alle “Questioni meridionali!
Otello non vuole cambiare il mondo
con le sue opere (non potrebbe!): il suo unico intento è di riuscire
a far riflettere chi ascolta; indurre ad una presa di coscienza e
quindi ad una scelta di campo, senza ipocrisia o interessi privati.
Vincitore del premio Pitrè, il più alto riconoscimento culturale
siciliano, Profazio dedica gran parte dell’anno all’attività
concertistica in Italia e all’estero, Brasile, Stati Uniti, Canada,
Australia, Svizzera, Germania, etc., dove è molto conosciuto,
apprezzato e richiesto.
E’ inoltre autore di commenti
musicali di famosi film (tra cui L’amante di Gramigna, Delitto
d’amore,…) e di sceneggiati televisivi, nonché di numerosi programmi
radiofonici e televisivi che, negli anni ’70, hanno dato lustro e
rianimato una tradizione culturale che stava scomparendo.
Per
oltre 15 anni ha tenuto una rubrica
settimanale, “Profaziate”, sul quotidiano “la Gazzetta del Sud”.
Fino ad oggi ha pubblicato 4
libri di Profaziate (vedere la sezione profaziate)
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